L’impatto del trauma infantile sulla regolazione epigenetica e la vulnerabilità psichiatrica: evidenze recenti e prospettive intergenerazionali 

Le esperienze traumatiche vissute durante l’infanzia rappresentano uno dei più significativi fattori di rischio ambientale per lo sviluppo di disturbi psichiatrici, tra cui il disturbo post-traumatico da stress, la depressione maggiore, i disturbi d’ansia e della regolazione affettiva.

Negli ultimi anni, diversi studi hanno dimostrato che le esperienze traumatiche infantili non si limitano a influenzare il momento in cui si verificano, ma possono lasciare segni profondi e duraturi, anche a livello biologico, con effetti che si protraggono nel tempo. L’infanzia, infatti, costituisce una finestra temporale critica, in cui il cervello, ancora in fase di sviluppo, è particolarmente plastico e sensibile all’influenza di stimoli ambientali avversi. Queste esperienze non solo compromettono la salute mentale dell’individuo direttamente esposto, ma sembrano anche esercitare un’influenza transgenerazionale, incidendo sul benessere psicologico delle generazioni successive. 

In questo contesto, l’epigenetica, disciplina che studia come i fattori ambientali modifichino l’espressione genica senza alterare la sequenza del DNA, ha permesso di comprendere i meccanismi biologici attraverso cui esperienze psicosociali precoci, come la violenza domestica, la trascuratezza o l’esposizione a eventi come le guerre, possono influenzare in modo duraturo l’attività genica. Le modificazioni epigenetiche, in particolare la metilazione del DNA, le modifiche post-traduzionali degli istoni e la regolazione genica mediata da RNA non codificanti (come i microRNA o long non coding RNA), costituiscono un solido modello biologico per spiegare l’interazione tra fattori ambientali e vulnerabilità psichiatrica (1).

Una delle aree più studiate riguarda l’alterazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), il principale sistema neuroendocrino implicato nella risposta allo stress. In particolare, modificazioni epigenetiche di geni regolatori della risposta glucocorticoide, quali NR3C1 (recettore dei glucocorticoidi) e FKBP5 (regolatore della risposta allo stress), risultano frequentemente alterata nei soggetti esposti a traumi infantili. 

Studi condotti in coorti cliniche hanno dimostrato che l’ipermetilazione di NR3C1 è associata a una ridotta espressione del recettore dei glucocorticoidi e, di conseguenza, a una disfunzione del feedback negativo sull’asse HPA, con livelli più elevati e prolungati di cortisolo in circolo (2). Al contrario, l’ipometilazione di FKBP5, in particolare nelle sequenze introniche contenenti elementi di risposta ai glucocorticoidi (GRE), è stata associata a un’aumentata espressione del gene, compromettendo la regolazione dell’asse HPA e a una maggiore vulnerabilità alle disfunzioni immunitarie (3). 

L’esposizione infantile a eventi traumatici in contesti di guerra rappresenta un modello per lo studio degli effetti dello stress prolungato sullo sviluppo. Studi recenti condotti su minori rifugiati provenienti da aree di conflitto hanno individuato alterazioni nella metilazione di geni coinvolti nella risposta allo stress (4). Questi risultati supportano l’ipotesi che il trauma precoce possa indurre una vulnerabilità biologica persistente, che va oltre i sintomi psicologici, coinvolgendo i meccanismi fisiologici dello stress e dell’infiammazione.

Tra gli sviluppi più innovativi in questo ambito si collocano gli studi di Rachel Yehuda, professoressa di psichiatria e neuroscienze del trauma al Mount Sinai di New York e pioniera nella ricerca sulla trasmissione epigenetica intergenerazionale del trauma. In uno studio del 2016 (5), condotto su sopravvissuti all’Olocausto e sui loro figli, sono state riscontrate l’ipermetilazione del gene FKBP5 nei genitori e l’ipometilazione nella stessa regione nei figli. Questo pattern è stato interpretato come espressione di un possibile meccanismo compensatorio, suggerendo che il trauma possa essere trasmesso biologicamente attraverso modificazioni epigenetiche germinali o alterazioni dell’ambiente intrauterino, come lo stress materno durante la gravidanza o l’attivazione di citochine infiammatorie. Questa prospettiva amplia la comprensione della psicopatologia familiare, introducendo il concetto di un’eredità biologica del trauma, in cui l’adattamento allo stress viene trasmesso di generazione in generazione attraverso meccanismi epigenetici.

In linea con questa prospettiva, numerosi studi hanno evidenziato come le esperienze vissute durante l’infanzia possano determinare effetti fisiologici duraturi, influenzando la vulnerabilità ai disturbi psichiatrici lungo l’intero arco della vita (6). Queste ricerche adottano un approccio integrato che combina epigenetica, infiammazione e variabili psicologiche, configurandosi come un esempio concreto di medicina di precisione, con l’obiettivo di individuare biomarcatori specifici in grado di potenziare le strategie di prevenzione e intervento per i disturbi psichiatrici.

Come sottolinea Galit Atlas nel suo libro L’eredità emotiva: “Ciò che non ricordiamo con la mente, il corpo non riesce a dimenticarlo”. Le emozioni non elaborate si trasmettono silenziosamente da una generazione all’altra, non solo attraverso i comportamenti e l’educazione familiare, ma anche mediante meccanismi biologici, che comprendono modificazioni epigenetiche e circuiti neurobiologici alterati. Queste considerazioni evidenziano la necessità di ulteriori ricerche per approfondire e chiarire i meccanismi biologici alla base della trasmissione e dell’eredità del trauma.

Referenze:
1. Cyrielle Holuka, Nathalie Grova, Eleftheria G. Charalambous, Jeanne Le Cléac`H, Jonathan D. Turner, Archibold Mposhi, Transgenerational impacts of early life adversity: from health determinants, implications to epigenetic consequences, Neuroscience & Biobehavioral Reviews, Volume 164, 2024,105785, ISSN 0149-7634, https://doi.org/10.1016/j.neubiorev.2024.105785.
2. McGowan, P., Sasaki, A., D'Alessio, A. et al. Epigenetic regulation of the glucocorticoid receptor in human brain associates with childhood abuse. Nat Neurosci 12, 342–348 (2009). https://doi.org/10.1038/nn.2270
3. Klengel, T., Mehta, D., Anacker, C. et al. Allele-specific FKBP5 DNA demethylation mediates gene–childhood trauma interactions. Nat Neurosci 16, 33–41 (2013). https://doi.org/10.1038/nn.3275
4. Smeeth D, Ecker S, Chervova O, McEwen F, Karam E, Beck S, Pluess M. War Exposure and DNA Methylation in Syrian Refugee Children and Adolescents. JAMA Psychiatry. 2025 Feb 1;82(2):191-200. doi: 10.1001/jamapsychiatry.2024.3714. PMID: 39565630; PMCID: PMC11579893.
5. Yehuda R, Daskalakis NP, Bierer LM, Bader HN, Klengel T, Holsboer F, Binder EB. Holocaust Exposure Induced Intergenerational Effects on FKBP5 Methylation. Biol Psychiatry. 2016 Sep 1;80(5):372-80. doi: 10.1016/j.biopsych.2015.08.005. Epub 2015 Aug 12. PMID: 26410355.
6. Cecil CAM, Neumann A, Walton E. Epigenetics applied to child and adolescent mental health: Progress, challenges and opportunities. JCPP Adv. 2022 Dec 23;3(1):e12133. doi: 10.1002/jcv2.12133. PMID: 36910008; PMCID: PMC7614304.

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