Il potenziale nascosto degli scarti del castagno come fonte di composti bioattivi per la salute gastrica

Quando pensiamo al castagno, immaginiamo i primi freddi dell’autunno, le caldarroste, le sagre di paese in cui i frutti vengono utilizzati per la preparazione di piatti di ogni genere. Ma Castanea sativa Mill., il nome botanico che identifica la pianta del castagno (da non confondere con ippocastano, Aesculus hippocastanum L.), custodisce un potenziale molto più ampio, soprattutto nei suoi prodotti di scarto, quali foglie, ricci, buccia del frutto e legno di potatura. Materiali spesso destinati al compostaggio o alla combustione che, in realtà, rappresentano una fonte ricchissima di composti bioattivi.

Negli ultimi anni, la ricerca farmacologica ha iniziato a esplorare questi sottoprodotti come reservoir di polifenoli, tra cui tannini, molecole note per le loro proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. Grazie al supporto finanziario del Progetto di Ricerca di Interesse Nazionale (PRIN) 2022Z3RN9X, finanziato dall’Unione europea – Next Generation EU e dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MUR), il laboratorio di Farmacognosia si è impegnato a chiarire il potenziale di questi scarti del castagno a livello gastrico, concentrandosi sulla modulazione dell’infiammazione e sull’attività contro Helicobacter pylori, un patogeno che colonizza la mucosa gastrica portando allo sviluppo di gastriti croniche, ulcere e adenocarcinomi, di cui abbiamo parlato già in un post precedente. Inoltre, il crescente sviluppo di resistenze agli antibiotici, farmaci d’elezione nel trattamento delle infezioni causate da H. pylori, rende urgente a livello globale l’identificazione di nuove strategie terapeutiche o coadiuvanti.

Gli estratti acquosi e idroalcolici ottenuti dagli scarti del castagno, in particolar modo la buccia dei frutti, sono risultati capaci di modulare mediatori chiave dell’infiammazione, di modulare la risposta ossidante contribuendo alla protezione della barriera mucosale gastrica, e di agire contro l’infezione di H. pylori, riducendone la crescita e l’adesione alle cellule, in diversi modelli farmacologici studiati.

Ciò che rende questa linea di ricerca particolarmente interessante è l’integrazione tra farmacologia e sostenibilità: valorizzare scarti agricoli significa ridurre l’impatto ambientale e, al contempo, individuare nuove fonti di molecole bioattive potenzialmente utili come nutraceutici o come supporto alle terapie convenzionali. In un contesto in cui la ricerca di nuove soluzioni contro l’infiammazione cronica e le infezioni persistenti è sempre più urgente, il castagno potrebbe rivelarsi anche una risorsa innovativa per la salute gastrica.


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